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CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI

Anche i rifiuti hanno una loro storia – Puntata 1 – Mozziconi e Lenti a contatto.

Negli ultimi due anni Scuola di Robotica, partner di Rotary per la Sostenibilità, ha rinnovato il suo impegno per unire la tecnologia e la didattica per promuovere e attuare la difesa dell’ambiente e la sostenibilità. 

In questo ambito si inserisce la rinnovata unione con Costa Crociere Foundation per la creazione di appuntamenti speciali dedicati al Beach Cleaning (cioè la pulizia delle spiagge) e alla spiegazione di come alcune tecnologie siano al servizio del pianeta. 

Nei primi due appuntamenti in cui ci siamo ritrovati con i dipendenti di Costa Crociere e di Costa Crociere Foundation e i volontari di The Black Bag su spiagge della riviera ligure abbiamo imparato che anche i rifiuti hanno bisogno di una storia. 

Questa consapevolezza, il fatto che i rifiuti hanno una storia e bisogna saperla raccontare, potrà secondo me consentire di capire come evitare che rifiuti dannosi siano dispersi nei nostri mari, nelle nostre spiagge, nel nostro ambiente. 

Le prime due storie che vorrei raccontarvi sono di due oggetti molto diversi fra loro: mozziconi e lenti a contatto

Con questi rifiuti bene o male abbiamo a che farci tutti.  Ma iniziamo dai mozziconi. 

Nella prima uscita a Bogliasco ne abbiamo raccolti 400,  nella seconda a Vernazzola, una spiaggia di Genova, ben 1997. 

In due piccole spiagge, belle e frequentate quotidianamente, la scoperta di così tanti mozziconi mi ha lasciato ovviamente perplesso. 

Ma non è sulle mie perplessità che ci concentreremo. Il focus è sulla storia passata e presente di quei mozziconi di sigaretta. 

Dietro a ogni mozzicone c’è una persona che ha acquistato un pacchetto di sigarette, si è recata in spiaggia e si è rilassata, magari al tramonto, in solitudine o in compagnia fumando una sigaretta. 

Tralasciando ovviamente il pericolo per la propria salute, questa non è la sede dove affrontare questo argomento, mi permetto di pensare al piccolo gesto di lasciare cadere, gettare il mozzicone. 

Ed è su questo gesto su cui bisogna concentrarsi. È qualcosa di breve, sono due dita che passano dallo stringere un oggetto a lasciarlo cadere.

Probabilmente è qualcosa di istintivo e senza consapevolezza, visti i numeri che abbiamo riscontrato e che sono comuni a tutte le spiagge del mondo come dimostra il progetto Marine Litter Watch di tutta Europa

Su questo gesto bisogna puntare, cercare di capire come mai in determinate situazioni siamo irresponsabili. 

E per cercare di entrare dentro a quel gesto, non posso di certo fare l’accusatore o il moralizzatore. Devo cercare la risposta nelle mie azioni. 

Più o meno due volte a settimana, gioco a calcio a 7. Sono miope e solo per le partite di calcio indosso le lenti a contatto. 

Ricordo ancora quando mi resi conto di essere miope. Fu in due occasioni e c’entra sempre il calcio. La prima volta fu durante una partita di un torneo amatoriale, io come sempre in porta, un tiro senza pretese da lontano divenne un incubo. Il pallone calciato da centrocampo sembrava sfocato, sembrava il pallone di Holly e Benji quando sta per prendere l’effetto ma non chiarissimo. All’improvviso e proprio a pochi metri da me divenne chiaro ed evidente. Troppo tardi. Palla in rete e tutti i miei compagni increduli. 

La seconda volta fu mentre assistevo ad una partita del Genoa, io come sempre nella gradinata Nord non riuscivo a capire cosa stesse succedendo nella metà campo avversaria. E ricordo che iniziai a sudare freddo, perché capii di non vedere benissimo. La mia miopia in verità non è altissima ma da 20 anni a questa parte ogni due settimane indosso le lenti per poi gettarle quasi con fastidio quando arrivo a casa. 

Ed eccolo il mio gesto che paragono a quello del mozzicone. 

Io di fronte allo specchio, con i capelli ancora umidi dalla doccia fatta negli spogliatoi, di fretta perché o devo cenare o devo andare a dormire, punto l’indice prima sull’occhio destro, mi avvicino con il pollice e poi scivolando sull’occhio sfilo la prima lente. Di solito rimane attacca a una delle due dita e così velocemente scrollo la mano e lascio cadere la lente sul lavabo. Stesso gesto ma per l’occhio sinistro. Poi sempre di fretta, apro l’acqua e mentre mi lavo le mani con la saponetta di Aleppo accompagno le lenti nell’acqua e le osservo andare nello scarico. 

Solo poco tempo fa ho scoperto che questo gesto, probabilmente ripetuto da migliaia di persone dopo una sessione di sport è pericoloso per l’ambiente. Ho provato a quantificare anche il mio impatto. 20 anni di miopia. 

Più o meno gioco una quarantina di partite l’anno, e quindi consumo circa 80 lenti all’anno. Moltiplicato per 20 anni: 1600 lenti che ho buttato nello scarico dell’acqua.  Milleseicento lenti. Potrei ripetermelo come un mantra. 

Secondo alcune statistiche il 97% delle persone che usa lenti giornaliere non sa, proprio come me (https://www.opticalexpress.co.uk/magazine/article/97-of-contact-lens-users-are-damaging-the-environment) che le lenti non vanno disperse nell’ambiente ma buttate nell’indifferenziata. 

Quel piccolo mio gesto era totalmente inconsapevole. 

Indice, Occhio, Pollice e poi scarico dell’acqua. E penso sia lo stesso gesto inconsapevole di un fumatore. Di milioni di fumatori che non vogliono privarsi del piacere del mare mentre fumano ma che non sanno che quel gesto ripetuto milioni di volte diventa dannoso per tutti noi. 

Nei mozziconi di sigaretta esistono circa 600 additivi chimici che sono nocivi per l’ambiente, metalli pesanti e altre sostanze. I filtri, che molti pensano siano biodegradabili, sono solo fotodegradabili ma molto lentamente. 

La sintesi è che quel gesto, delle due dita che rilasciano la sigaretta appena fumata ha un impatto enorme sull’ambiente. 

E tornando ai numeri, perché anche quelli creano consapevolezza, basta guardare i numeri che vi ho detto all’inizio dell’articolo: 1997 + 400 raccolti in tre ore totali da una quindicina di persone in tutto. 

Oltre 2300 mozziconi in pochi metri quadri. 

Non possiamo ovviamente permetterlo. 

Tante associazioni e tanti enti si stanno adoperando per far crescere la consapevolezza. Perché penso che se sapessimo veramente quello che stiamo facendo non lo faremmo. Ma la sensibilità e le possibilità di comprenderlo non sono uguali per tutti. Ecco perché bisogna raccontare la storia dei rifiuti. 

Perché non lo siano più, siano cambiati, siano trasformati. 

Dato che molti lettori di questi articoli sono docenti, mi piacerebbe suggerirvi una sfida: “Racconta la storia di un rifiuto. Cercane le origini, cerca di comprendere come viene usato, da chi e cattura quel momento esatto che un oggetto che abbiamo usato diventa un rifiuto.” 

Dovremo imparare a lavorare su questi gesti e su quelle storie. 

Io da quando ho scoperto che le lenti impattano sull’ambiente ho smesso di lasciarle scivolare via. Le metto da parte e le butto nella raccolta indifferenziata. 

Magari anche i fumatori più incalliti potranno fare lo stesso. Non lasciare andare le dita. 

Ma trovare velocemente dove smaltire la propria sigaretta. 

Altra riflessione che potrete condividere con i vostri studenti è che quello che si raccoglie sulle spiagge non dipende solo dai rifiuti che vengono buttati sulle spiagge o in mare direttamente, ma al mare giungono tutti i rifiuti che, inconsapevolmente, vengono buttati nei lavandini, nei tombini, nei corsi d’acqua, perché tutto arriva prima o poi in mare e contribuisce al fatto che i nostri mari siamo in forte pericolo

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