Hackathon “HACK FOR THE PLANET
Sono aperte le iscrizioni per gli universitari

CITTADINANZA CONSAPEVOLE

Always on. Oggi fare gli equilibristi tra ‘qui e ora’ e ‘ora e in Rete’ è la  condizione di normalità; non c’è più differenza tra lo spazio reale e quello virtuale e viviamo tutti onlife, una sola vita vissuta in due spazi differenti, non sovrapposti, ma coincidenti e capaci di influenzarsi a vicenda, un’esistenza ibrida come l’habitat delle mangrovie, miscela unica di acque dolci e salate che si incontrano e si mescolano[1].

Il neologismo onlife, coniato da Luciano Floridi, professore di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, definisce questa stretta continuità tra online e offline, conseguente alla penetrazione sempre più pervasiva delle tecnologie della comunicazione in tutte le nostre attività quotidiane: come facciamo acquisti, lavoriamo, ci divertiamo e anche come coltiviamo le nostre relazioni. Relazioni che sulle piattaforme social sono sempre più spesso inquinate e complicate da un innalzamento generalizzato dei toni, amplificato dalla cassa di risonanza della rete.

Post e contenuti multimediali offensivi, manifestazioni di odio e argomenti violenti di ‘leoni’ coperti dall’anonimato della tastiera sono assimilabili ai comportamenti di un branco: il capo branco ulula, gli altri pure, anche se spesso non sanno neppure perché. I commenti ingiuriosi e aggressivi non risparmiano neppure le più alte istituzioni del Paese, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la senatrice Liliana Segre, finita sotto scorta a seguito delle minacce razziste ricevute via web.  Ogni forma di aggressività delle azioni e delle reazioni in rete può avere conseguenze concrete, gravi e permanenti nella vita delle persone e pertanto si avverte sempre di più il bisogno di un impegno individuale e collettivo per non alimentare gli algoritmi delle notizie tossiche, per depotenziare e smorzare con fermezza questo clima di odio e di provocazione.

Uno strumento potente come un vaccino per arginare attacchi e molestie nei social e agire come anticorpi antagonisti dell’odio in rete ci arriva da Parole O_Stili, progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole coordinato da Rosy Russo,  di cui  ho già scritto su Education 2.0[2], che ci ha regalato una bussola per orientarci nelle piazze digitali, il Manifesto della Comunicazione non ostile.  Il Manifesto, che ha da poco festeggiato il quarto compleanno, è scritto in prima persona, in quanto richiede un ingaggio personale, e vuole essere di tutti. Nasce con l’obiettivo prioritario di diffondersi sempre di più: già sottoscritto da più di 400 sindaci, 250 parlamentari, centinaia di scuole e tantissimi amministratori delegati di aziende piccole e internazionali, è stato tradotto in 34 lingue e presentato solo nell’ultimo anno a oltre un milione di studenti dai 3 ai 19 anni per promuovere nei più giovani la cittadinanza digitale consapevole e responsabile[3]. .

Giovanni Grandi, docente di Filosofia Morale presso l’Università di Trieste, co-fondatore di Parole O_Stili e divulgatore[4], concorre a questo obiettivo della diffusione dei dieci principi del Manifesto con il suo recentissimo libro, dal titolo e sottotitolo immediatamente evocativi: Virtuale è reale: Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona[5].

Le parole sopra le righe o violente, scritte spesso con leggerezza nei microtesti della comunicazione negli ambienti digitali, possono arrivare al destinatario come un pugno nello stomaco o un sanpietrino alla tempia e non basterà cancellarle perché potranno continuare ad aprire la ferita anche a distanza di molto tempo, riemergendo dalla cronologia dei messaggi. O possono avere un effetto analogo a dosi minime di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano innocue, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l’effetto tossico[6].  Migliorare la cura delle parole e optare per uno stile comunicativo non aggressivo consente di preservare la rete come luogo d’incontro e di convivenza della diversità e può al tempo stesso migliorare la propria reputazione «Le parole che scelgo raccontano la persona che sono, mi rappresentano».

Il fronte della divulgazione ha bisogno di essere sostenuto anche da risposte innovative a un bisogno di formazione diffuso e trasversale, espresso da professionisti, dirigenti della pubblica amministrazione, rappresentanti delle istituzioni e della scuola.  L’Università di Trieste, in collaborazione con Parole O_Stili, con il corso Etica Pubblica, Comunicazione non ostile e Gestione dei Conflitti, ha confezionato in questo anno accademico una proposta innovativa, coniugando tre questioni fondamentali: l’etica pubblica, come auspicio della vita buona con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste; l’esercizio di una buona comunicazione, che passa attraverso il riconoscimento e il rispetto per l’interlocutore, la capacità di ascolto, la cura del linguaggio e delle dinamiche interpersonali sui nuovi media; la mediazione riparativa, come approccio per affrontare liti e attacchi in una prospettiva eticamente consapevole e orientata alla riparazione delle fratture nelle relazioni umane.

Una buona pratica di formazione da disseminare per perseguire l’obiettivo prioritario e urgente dell’educazione al rispetto dell’altro, per combattere pratiche e linguaggi negativi, superare fraintendimenti e riparare conflitti sia nella comunità reale che nelle community online, valorizzando gli aspetti creativi e positivi del dialogo. In estrema sintesi, per una buona socialità.

[1] Floridi L.,  La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina, 2017.

[2] Bramante R., , Disarmare il linguaggio. Buone pratiche di comunicazione non ostile,  Education 2.0, 11 marzo 2020

[3] www.ancheioinsegno.it Piattaforma collaborativa che raccoglie attività e esperienze realizzate a scuola utilizzando il Manifesto della comunicazione non ostile, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.

[4]Grandi G., Scusi per la pianta. Nove lezioni di etica pubblica, UTET, 2021.

[5]Grandi G.,  Virtuale è reale. Avere cura delle parole per avere cura delle persone, Edizioni Paoline, 2021.

Il Fondo Tullio De Mauro ha intrapreso un ciclo di incontri dedicato al potere delle parole, con l’obiettivo di costruire un dizionario che si prende cura delle parole per una significativa ri-definizione.

[6]Carofiglio G.,  La manomissione delle parole, Rizzoli, 2010.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su linkedin
LinkedIn

ARTICOLI CORRELATI

Agenda 2030

COMPRIAMO, DONIAMO E FELICI SIAMO!

Le classi 5A e 5B della Scuola Primaria Valle Stura di Masone (GE), con la guida dei docenti Alessandra Pastorino e Gian Nicola Tassi hanno

LEGGI TUTTO »
Biblioteca Sostenibile

IL MONACO DI MOKHA

Ibridazione e biodiversità.  Ogni volta che prendiamo un caffè o un cappuccino pensiamo a quanto sia importante la nostra tradizione (italiana) legata al cibo. Pensiamo

LEGGI TUTTO »
Contributi della Community

PERCHÈ USARE UNO SKETCHBOOK IN CLASSE?

Valentina Cianciabella, allieva della 1D della Professoressa Eleonora Monico, raccoglie le opinioni della classe e i consigli della Professoressa dopo un anno di utilizzo della

LEGGI TUTTO »