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CITTADINANZA CONSAPEVOLE

La pressione a cui oggi gli ecosistemi marini sono sottoposti a causa dell’attività umana è elevatissima.

Stime dell’UNEP (United Nation Environmental Programme) mostrano che il 60% dei maggiori ecosistemi marini sono stati degradati o sono sottoposti ad uno sfruttamento insostenibile.

Dagli anni ’80 il 20% delle foreste di mangrovie e il 19% dei reef corallini sono andati persi.
L’UNEP ha anche identificato nella sovrapesca, inquinamento, distruzione degli habitat, cambiamento climatico e specie aliene invasive i principali fattori di stress.

Ridurre questo stress è spesso difficile a causa degli interessi politici e commerciali; tuttavia un utile strumento che ci viene in soccorso sono le Aree Marine protette o AMP.

Il termine si riferisce a zone circoscritte di mare, oceano e anche a estuari o laghi, che per il loro particolare pregio ambientale e paesaggistico, vengono preservate grazie a speciali norme e leggi che regolamentano o impediscono l’attività umana al loro interno. Il suo significato è piuttosto ampio, infatti fa riferimento a vari livelli di protezione, possiamo avere zone dove è totalmente vietata la pesca, aree in cui la pesca è regolamentata, santuari marini o oceanici e, ancora parchi marini. 

Ad oggi circa il 4% degli oceani si trova all’interno di queste aree.

A Flourish chart

Una percentuale estremamente bassa se teniamo conto che la superfice dei mari occupa all’incirca il 70% di quella che è la superficie terrestre. Su questo sono d’accordo anche molti ricercatori che chiedono un’azione più mirata e decisa che porti alla protezione di almeno il 30% di tutte le acque

E per quanto riguarda il Mediterraneo?

Nel 1992 in seguito alla firma della Convenzione sulla Diversità Biologica, i paesi mediterranei decisero di impegnarsi attivamente nella protezione efficace del 10% delle proprie acque territoriali entro il 2020… purtroppo pochi di loro hanno raggiunto questo obbiettivo! Solo il 9,68% di tutto il Mar Mediterraneo è stato indicato come area marina protetta, il che comprende tutti i livelli di protezione dai più ai meno restrittivi. Di questo 9% solo lo 0,03% è considerato a protezione integrale dove qualsiasi tipo di attività, esclusa la ricerca, è vietata. 

In Italia la protezione è estesa al 19% delle sue acque territoriali, quelle comprese entro le 12 miglia nautiche da costa; ma solo l’1,67% è custodito da Aree a vario titolo che presentano piani di miglioramento e gestione e poco più dello 0,1% rientra nella protezione integrale. 

Istituire e finanziare un’area marina protetta è sfida non da poco anche per stati con un’economia fiorente; gran parte dei fondi a cui l’AMP attinge sono infatti nazionali o derivano da donatori privati. Molto del capitale di cui dispongono proviene anche da chi ha accesso e in qualche modo utilizza ciò che queste riserve hanno da offrire.

Tuttavia, oggi sono molti i progetti che lavorano per accrescere la superficie di mare protetta. Uno di questi è il progetto 30×30 la cui campagna ha come obbiettivo proteggere il 30% dei mari italiani entro il 2030. Per farlo hanno sviluppato trenta obbiettivi legati alla divulgazione, alla ricerca e al coinvolgimento dei più giovani e delle nuove generazioni che saranno i fruitori e custodi delle AMP. 

Dato che istituire questo genere di parchi è costoso e non sempre ben accolto dalla popolazione che ricade all’interno dei suoi confini, quali vantaggi porta? 

Innanzitutto, abbiamo la conservazione di habitat unici che sono stati a lungo sottoposti all’azione umana, proteggerli dà loro modo e tempo di recuperare e tornare al loro splendore iniziale. 

Tali habitat mantengono la biodiversità fungendo da rifugio per molte specie a rischio di estinzione; molti habitat fungono da nursery, ciò permette di proteggere gli animali che hanno così un rifugio dove riprodursi. 

Le aree protette aumentano la resilienza, cioè la capacità di recupero in seguito ad un evento traumatico, degli ecosistemi che quindi risentiranno meno di impatti esterni o eventi stressanti come i cambiamenti climatici. 

Nonostante le spese i rientri economici sono notevoli: si è osservato che nelle acque intorno alle AMP le catture sono aumentate sia in termini di quantità che di grandezza degli animali pescati. Inoltre, vengono mantenute culture ed economie locali strettamente legate alla salute dell’ecosistema stesso; le pesche tradizionali attirano molti turisti proprio per la loro particolarità e influiscono poco sulla salute dell’ambiente, sono quindi un’ottima fonte di introiti per gli abitanti della zona.  Per concludere nuotare in luoghi ricchi di vita dove anche i pesci si sentono al sicuro e si mostrano in tutto il loro splendore è un’esperienza senza eguali, al pari di passeggiare all’interno di un parco terrestre dove è possibile ammirare gli animali nel loro stato naturale.

Per saperne di più: The Black Bag  

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