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CITTADINANZA CONSAPEVOLE

Fare una recensione vuol dire scrivere un articolo che presenti (e dia gli elementi per un giudizio) un libro, ma anche uno spettacolo teatrale, un film, un concerto, una mostra.

Su giornali e riviste sono in genere critici professionisti a recensire le novità, il che comporta che, in base all’attualità, si debbano occupare anche di qualcosa che giudicano scadente, non riuscito, e che la recensione possa diventare una stroncatura.

Ma il vostro caso è diverso, da recensori dilettanti di libri avete la possibilità di scegliere il testo di cui occuparvi, senza essere vincolati alle ultime uscite o alle segnalazioni delle case editrici.

Primo consiglio dunque: esercitate questa libertà di scelta scrivete di qualcosa che vi è veramente piaciuto.

Secondo consiglio: tenete conto del pubblico a cui volete rivolgervi. Per chi scrivete questa recensione? Quale effetto desiderate ottenere? Questo vi permetterà di focalizzare gli elementi più rilevanti e di scegliere un linguaggio adatto. Una recensione non è una relazione da sottoporre al giudizio di un professore, ma una comunicazione che spinga il vostro interlocutore ideale ad accostarsi al testo di cui gli parlate.

Terzo consiglio: abbiate ben presente lo spazio di cui disponete. È ovvio che una recensione vada ben al di là dei pochi caratteri di un twitt, ma non deve neppure dilatarsi troppo e aver chiari i limiti permette di calibrare  in modo adeguato gli argomenti, senza ritrovarsi alla fine con qualcosa di sproporzionato, in cui elementi importanti rischiano di essere sacrificati a lungaggini che si potevano evitare.

Scelto l’argomento, il pubblico e la dimensione, vediamo che cosa non deve mancare in una recensione.

Innanzitutto i dati precisi dell’oggetto di cui ci occupiamo: autore, titolo, casa editrice, anno di edizione (tanto più importante se intendete occuparvi di un libro non strettamente attuale). Qualche perfezionista cita anche l’ ISBN (il codice di 13 cifre che identifica il titolo di quel certo editore a livello internazionale), ma questo interessa più a un libraio che a un lettore.

Può essere interessante invece, se si tratta di un libro straniero, citare chi lo ha tradotto, specie se l’originale è di alta qualità letteraria e la traduzione diventa quindi una sorta di ri-creazione in un’altra lingua.

L’ autore va presentato con qualche cenno biografico (essenziale) e i riferimenti alla sua collocazione culturale e alla sua produzione che permettono di intuire chi c’è dietro le pagine che ci si appresta a leggere e da che posizione lo scrittore inizia a rapportarsi con il lettore. Un esordiente che mette sulla pagina dolorose esperienze autobiografiche, a esempio, richiede un ascolto diverso rispetto al romanziere specializzato in avvincenti thriller o al divulgatore che vuol portare a un pubblico più ampio temi scientifici o politici.

È poi necessario esporre l’argomento del libro. Attenzione! Esporre l’argomento non vuol dire fare un riassunto, trappola in cui è facile cadere, specie se si parla di un testo narrativo.  Se si tratta di un saggio infatti è più semplice evidenziare il tema di fondo e la posizione dell’autore, ma parlando di  un romanzo  si corre il rischio di  disperdersi a raccontar la trama magari anticipando addirittura il finale, colpa gravissima  (anche se non si tratta di un giallo) perché tradisce le intenzioni dell’autore  che arriva alla conclusione attraverso tutto un intreccio di vicende e personaggi. 

Bene invece, a seconda del genere e delle intenzioni dell’autore, mettere in evidenza qualche aspetto particolarmente riuscito come, esemplificando alla rinfusa, l’ambientazione storica, o il rapporto  con la realtà, o l’invenzione fantastica di mondi alternativi, o l’evidenza di un problema individuale o sociale, o l’abilità nel creare i personaggi.

Fin qui ci siamo occupati soprattutto del contenuto, ma è fondamentale soffermarsi su come l’autore lo espone e lo comunica, sul suo stile, sulla originalità ed efficacia del suo linguaggio, magari andando al di là del “mi piace” per chiedersi “perché mi piace?”

Quando infine si arriva alla valutazione del libro va considerato che ogni recensione parte da un confronto personale con il testo ed è ovvio che l’elemento soggettivo giochi un ruolo importante. Ma ogni recensione è fatta per altri  e senza rinunciare al calore delle proprie impressioni e delle proprie emozioni bisogna cercare, nel giudizio che si dà, di prescindere da quanto è squisitamente privato. Potrò dire che un certo personaggio mi ha commosso, ma perché l’autore lo presenta in modo ammirevole, non perché mi ricorda tanto la cara zia Giuditta.

Piccola coda multimediale

Quanto detto finora vale soprattutto, ma non solo, per una recensione scritta. Alcuni di voi infatti sono interessati anche a una comunicazione audiovisiva. Se si vuole ricorrere a questa, è necessario confrontarsi  attentamente con le sue caratteristiche e non limitarsi a esporre a voce quanto preparato, magari leggendolo noiosamente da un foglietto.

Comportarsi invece come se gli interlocutori fossero presenti rivolgendosi loro con scioltezza ,  e sfruttare le possibilità del mezzo scelto utilizzando, a esempio, immagini pertinenti o ricorrendo a brevi interviste.

Piccole recensioni crescono…

Anche i più piccoli possono presentare  libri, racconti, fiabe, storie,……che hanno letto o qualcuno ha letto loro.

Ispiratevi al video di Janca Anselmo e mettete in campo la creatività delle bambine e dei bambini!

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