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TECNOLOGIA, UMANESIMO E CULTURA

LUNA, MARTE E DINTORNI. ESPLORARE IL NOSTRO SISTEMA SOLARE, UN VIAGGIO EPOCALE PER L’UMANITÀ

L’apertura della relazione dell’Ing. Massimo Claudio Comparini, Amministratore Delegato di Thales Alenia Space, è affidata al ricordo dell’impronta del primo uomo sulla Luna. Una immagine che ha sempre affascinato il relatore e che ha contribuito a nutrire il suo ma anche il nostro immaginario culturale.

Il programma #spaceforlife, che oggi vede coinvolte organizzazioni nazionali e privati, si è nutrito anche di questa capacità immaginifica e fascinatoria propria dell’esplorazione spaziale.

Il coinvolgimento degli imprenditori privati nell’esplorazione spaziale rappresenta un punto di rottura. Ha cambiato completamente il paradigma. Dal monopolio delle agenzie spaziali nazionali allo sviluppo di nuovi programmi che coinvolgono con un ruolo sempre più attivo gli sponsor privati e la progettazione di attività di esplorazione spaziale aperte anche gli esseri umani (non solo astronauti).

L’uomo ha da sempre esplorato mondi lontani. I primi programmi spaziali nascono proprio da questa volontà.

La Luna ha rappresentato l’elemento fondamentale in questo percorso perché:

  • vicina;
  • è stato il primo ambiente che siamo riusciti ad esplorare (Missione Apollo);
  • è sempre stata esplorata solo per raccogliervi informazioni e oggi ci si sta organizzando per tornarci e restarci, nel senso che i programmi spaziali attuali hanno l’obiettivo di permettere agli astronauti di fermarsi sulla Luna per lavorare e di partire da lì per destinazioni più lontane.

In questo momento la società di cui Massimo Comparini è Chief Executive Officer sta lavorando ad un progetto internazionale che vede coinvolte la Nasa, l’Agenzia Spaziale Europea e quelle Italiana, russa e canadese. Si sta elaborando un programma per tornare sulla Luna, che prevede la  costruzione di una stazione aerospaziale internazionale da e per la Luna (con un sistema tipo navette).

L’Italia è un paese leader nella costruzione di questo tipi di moduli. Più del 50% di essi sono costruiti in Italia.

Il progetto internazionale si chiama Artemis e prevede tre fasi distinte:

  • prima fase: ritorno nell’orbita lunare;
  • seconda fase: la capsula non tornerà necessariamente a terra e si aggancerà all’orbita cislunare,
  • terza fase: prevista nel 2024 con la realizzazione di un gateway lunare che permetterà agli astronauti di lavorare direttamente dalla Luna. La consegna di questi moduli è prevista nel 2023 (e il cambio di amministrazione da Trump a Biden non ha cambiato la priorità di questo programma per l’Amministrazione americana).

Marte concettualmente è da sempre il piano B, oggetto delle digressioni scientifiche e fantascientifiche. Rappresenta infatti il luogo dove vivere oltre la terra.

Le missioni che si sono tenute sinora su questo pianeta ci hanno permesso di :

  • comprendere l’ambiente marziano;
  • considerare come vi possa essere stata in un lontano passato (tipo 4.000 anni fa) una presenza di vita;
  • prendere atto che si tratta di un luogo inospitale (arido e con una temperatura di meno 63 gradi);
  • capire che non è stato sempre così- ha avuto nel passato un aspetto diverso, era ricco d’acqua che ora è parzialmente presente in forma ghiacciata.

Grazie al Rover Perseverance e ai suoi selfie dal pianeta Marte stiamo studiando il luogo dove si prevede l’ammaraggio.

Le attività di questi robot sono importantissime perché permettono di esplorare l’ambiente di Marte e di effettuare gli studi su come viverci e lavorarci.

Portare l’uomo su un pianeta rappresenta una prospettiva che non può prescindere dal ruolo delle macchine le quali, dotate sempre più di intelligenza artificiale, saranno coprotagoniste di questa esplorazione.

Il problema a cui si sta lavorando in questo momento è infatti ben complesso: ”Potremo mai essere in grado di TERRAFORMARE un pianeta esterno?”. Il termine deriva dall’espressione inglese, terraforming, che descrive il processo necessario a studiare come creare artificialmente l’atmosfera terrestre in un ambiente completamente differente come potrebbe essere Marte.

Il pianeta Marte infatti al momento non è in condizione di ospitare forme di vita terrestri.

Le esplorazioni di questi anni hanno dimostrato che:

  • non ha un campo magnetico stabile – come riuscire a non farsi spazzare via dal vento lunare?
  • c’è acqua ghiacciata – come poterla sfruttare?

Il Piano B che riguarda Marte prevede di realizzare una colonia spaziale per vivere e lavorare al meglio in quell’ambiente.

Uno studio premiato dalla Nasa illustra come si possa innalzare la temperatura dell’acqua ghiacciata ed estrarla  per stampare case di ghiaccio. Non essendoci atmosfera per proteggere gli esseri umani dalle radiazioni si ha bisogno di uno spazio chiuso.

Il ghiaccio permette il passaggio di luce, consentendo un ciclo giorno-notte importante sotto il profilo psicologico. Si possono inoltre creare ambienti nei quali poter coltivare con colture idroponiche. Non possiamo pensare di portare tutto dalla terra. Per portare un kg su Marte serve avere 45 kg a terra. E questo si riflette sulla potenza del lancio.

Tornare sulla luna per restarci significa lavorare sul pianeta. Vivere in ambienti pressurizzati (shelter lunare) e non portare tutto dalla Terra. La regolite, un materiale presente sulla Luna, consente di schermare le radiazioni e permette all’uomo di viverci.

Le colonie lunari iniziano ad essere immaginate: moon village con aree per produrre cibo, energia, residenziali, con un’attenzione particolare all’ergonomia per rendere questi ambienti sempre più accoglienti e ai temi della sostenibilità e della gestione dei rifiuti anche in ambiente non terrestre.

La missione Cassini–Huygens è stata una missione robotica interplanetaria congiunta NASA/ESA/ASI, lanciata il 15 ottobre 1997 con il compito di studiare il sistema di Saturno, comprese le sue lune e i suoi anelli. Le bellissime immagini che ci ha rimandato degli anelli di Saturno dopo un viaggio di 7 anni ci sono arrivate la prima volta con una differita di 6 ore.

Esplorare pianeti è una sfida di tecnologie ed emozioni, questa è la bellezza di questo lavoro. Un’emozione infinita che riporta a quella prima immagine in bianco e nero della prima impronta dell’uomo sulla Luna.

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