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CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI

Condividiamo con piacere la trascrizione riassuntiva della relazione “CAPITALE DELLA CULTURA 2022” che lo storico dell’arte STEFANO ZUFFI ha tenuto in occasione della conviviale online del Rotary Club Milano il 19 gennaio 2021.

La proclamazione della città che avrà l’onore di essere la Capitale italiana della Cultura 2022 è avvenuta il 18 gennaio 2021. Si parla di 2022 perché Parma – che ha avuto la sfortuna di essere Capitale nel 2020 ed è stata costretta dalla pandemia alla sospensione di tutte le attività culturali programmate – per consenso unanime è stata prorogata al 2021.

Per il 2023 si sa già che toccherà a Bergamo e Brescia, due delle città più martoriate, che si sono candidate insieme superando le antiche rivalità dopo i tragici fatti degli ultimi mesi. Una nomina che costituisce un risarcimento morale e un aiuto concreto per la ripartenza.

Cosa significa essere Capitale italiana della Cultura? È sostanzialmente un’onorificenza, che però crea simpatia, attenzione mediatica e pone la città insignita sotto i riflettori del turismo nazionale. Viene anche attribuito un premio di 1 milione di euro, cifra importante ma che copre solo una parte delle spese.

Per il 2022 sono state 28 le località aspiranti al titolo. Una prima selezione da parte della giuria del Mibact, presieduta dal professor Stefano Baia Curioni, insigne economista dell’Università Bocconi, ha indicato 10 finaliste sulla base della qualità dei loro progetti e dell’attrattività del rispettivo video esplicativo. Le 10 finaliste sono state invitate a presentare un dossier di approfondimento alla Commissione. La Commissione ha espresso la sua preferenza, e il Ministro – che era libero di scegliere indipendentemente dall’indicazione – ha accettato il consiglio.

Ecco, in ordine alfabetico, le 10 finaliste, con il titolo del progetto con cui ciascuna si è candidata.

BARI – LA CULTURA VIENE DAL MARE

Era considerata una candidatura “forte”. La città sta vivendo un momento importante dal punto di vista culturale e una rinascita anche turistica. La fotografia presenta una immagine della città che parte dal golfo, e su cui risaltano la cattedrale e la chiesa di San Nicola da Mira (da Bari), simbolo di devozione non solo cristiana ma anche ortodossa. Lo stesso Putin si è inginocchiato davanti alla tomba di San Nicola da Bari. Una città crocevia di cultura occidentale e orientale, San Nicola nel Nord Europa è Santa Claus, Babbo Natale. La candidatura sarebbe coincisa con la riapertura del teatro Petruzzelli, e una nuova immagine di Bari vecchia, nucleo dal fascino incommensurabile e non solo perché scenario dei primi palleggi del calciatore Cassano.

CERVETERI, LAZIO – ALLE ORIGINI DEL FUTURO

Caratteristica di quest’anno la presenza come concorrenti di centri minori. Come suggerisce lo slogan, Cerveteri ha focalizzato il proprio dossier di candidatura sulle antiche città-stato etrusche di Cerveteri e Tarquinia, inserite nel 2004 tra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Trovarsi tra le finaliste per questa piccola cittadina medievale è stata una grande opportunità. La sua carta vincente è la presenza della necropoli etrusca scavata nel tufo.

L’AQUILA – LA CULTURA CHE LASCIA IL SEGNO

La città sorge nel cuore delle montagne dell’Abruzzo, lungo quella dorsale appenninica che è soggetta da alcuni anni a due fenomeni in qualche modo opposti, da una parte il progressivo spopolamento, dall’altra la grande riscoperta da parte dei turisti, attirati dalla magia dei borghi dell’entroterra. L’Aquila ha subito una ferita terrificante, con il terremoto le cui cicatrici sono visibili e hanno colpito il patrimonio dei beni architettonici. Il rilancio dell’Aquila rappresenta un dovere nazionale. Il terremoto ha inciso un segno indelebile sulla pelle di questa città. Si pensava potesse essere una candidatura molto forte per ragioni civili e di risarcimento morale ed economico. E la cultura per il capoluogo abruzzese è una chiave di volta, uno stimolo per risanarsi e ripartire. Osserva il Relatore che L’Aquila avrebbe meritato questo riconoscimento, la sua ricostruzione e rilancio è un dovere nazionale per ragioni morali e civili.

PROCIDA – LA CULTURA NON ISOLA

Una candidatura inaspettata, una vittoria non scontata, ma vista con simpatia. L’isola ha molto da raccontare, dalla preistoria in avanti. Molto azzeccato lo slogan, intrigante ed efficace. Rivela l’obiettivo di attirare turisti anche fuori dalla stagione balneare. La candidatura e la vittoria di Procida sono state del tutto inaspettate. Rappresenta una grande sorpresa, un po’ come avviene nel campionato di calcio quando la neopromossa si trova a competere con squadre più blasonate. Il sindaco di Procida nell’apprendere la notizia è stato travolto dall’emozione. L’asso nella manica è stato il piano di comunicazione affidato a uno specialista pluripremiato lo stesso professionista che elaborò quello di Matera. Sull’isola le tracce culturali seguono i traffici marittimi fin dalla preistoria. La scrittrice Elsa Morante ha ambientato qui il suo romanzo “L’isola di Arturo”. La vera sfida ora è la destagionalizzazione. Procida non solo come meta estiva ma in grado di attirare attenzione e turisti per tutto l’anno.

TARANTO – LA CULTURA CAMBIA IL CLIMA

Taranto, con la sua drammatica storia industriale legata all’Ilva (un insediamento che ha un’estensione più vasta della città stessa) aveva un progetto ambizioso: alzare una bandiera diversa per raccontare la città come centro dei greci di occidente, dalla preistoria ad oggi. Taranto infatti ospita un favoloso museo archeologico, che contiene preziosi gioielli ellenistici e l’opera coraggiosa di Gio Ponti che ha costruito la Concattedrale Gran Madre di Dio.

TRAPANI – CAPITALE ITALIANA DELLE CULTURE EUROMEDITERRANEE

La città siciliana, capofila di 24 Comuni, si è proposta come luogo d’incontro e di confronto di culture e di religioni, di approdi, ieri come oggi. L’elemento del mare come crocevia ed incontro dei popoli è forte in questa proposta ma, come abbiamo avuto modo di notare, si ritrova in molte delle finaliste. La nomina era sostenuta da personalità interessanti del mondo culturale dall’attore Pif allo scienziato Zichichi.

PIEVE DI SOLIGO – LE TERRE DELLA MARCA TREVIGIANA

La candidatura del piccolo comune della provincia di Treviso, già insignito dall’Unesco del titolo di Patrimonio dell’Umanità per le favolose colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, puntava alla riqualificazione del territorio.

VERBANIA – LA CULTURA RIFLETTE

La città unisce i due borghi di Intra e Pallanza. Si tratta di luoghi di bellezza incomparabile. Il Relatore suggerisce di ricordare una gita del Rotary alle isole Borromee. La candidatura ha puntato in particolare sul golfo e sulle mirabolanti grotte barocche di Palazzo Borromeo all’isola Bella.

VOLTERRA – RI-GENERAZIONE UMANA

E’ il borgo dall’impatto urbano più spettacolare, dovuto alla stratificazione di memorie storiche, che ha anche nello slogan scelto racchiude in sé la storia di reinventarsi, rinascere. Basti pensare alla Fortezza, il suo carcere, all’interno del quale è stato aperto un teatro dove la comunità di detenuti, guardie e magistrati ha dato vita alla “Compagnia della Fortezza”: un esempio di come la cultura sia ponte, modello di integrazione e spinta per il riscatto personale.

ANCONA – LA CULTURA TRA L’ALTRO

E infine Ancona, città con cui l’oratore ha avviato un particolare professionale. Stefano Zuffi, infatti, non solo è stato coinvolto nella candidatura ma gli è stato richiesto di entrare nei progetti culturali della città per i prossimi due anni e di curare la Pinacoteca, dove si trova la Pala Gozzi, grande dipinto di Tiziano che nel 2017 è stato esposto a Milano, per il tradizionale appuntamento natalizio con l’arte di Palazzo Marino, e visitato da quasi 100mila visitatori. Stefano ci mostra poi le immagini dei principali monumenti di Ancona: la Cattedrale di San Ciriaco, la Chiesa di San Francesco alle Scale dal bel portale tardo gotico, l’Arco di Traiano, una delle testimonianze monumentali più preziose dell’architettura romana (è del 100 D.C.), che domina il porto. Ancona ospita anche il museo Omero, uno dei pochi musei per ciechi al mondo. L’istituto fa conoscere l’arte attraverso il tatto, dando ai visitatori ciechi la possibilità di vedere con le mani. Nato nel 1985 su iniziativa di due coniugi non vedenti per promuovere l’integrazione delle persone con disabilità visiva è segnale di città inclusiva.

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