CONCORSO “CALL TO ACTION PER LA SOSTENIBILITÀ 2022”
Partecipate entro le 15:00 del 30 Aprile 2022

TECNOLOGIA, UMANESIMO E CULTURA

Nascita della tecnologia

L’uomo è da sempre “scienziato” (cerca una spiegazione ai fenomeni naturali) e “tecnico” (realizza strumenti per le necessità quotidiane).  “Scienziati” e “tecnici” lavorano in modo quasi totalmente indipendente (i carpentieri dell’Antica Grecia costruivano ottime navi, ma, molto probabilmente, non sapevano spiegarsi razionalmente perché galleggiassero).

Solo con il Rinascimento scienza e tecnica iniziano ad integrarsi e ad influenzarsi reciprocamente: ne nasce la tecnologia, alla quale corrisponde un circolo virtuoso che porta ad un’accelerazione del progresso che abbiamo tuttora sotto i nostri occhi.

Interpretazione del progresso tecnologico

I punti di vista molto diffusi, secondo cui si può considerare la tecnologia, possono essere ricondotti ai seguenti tre [1]:

  1. progresso indefinito: il progresso avrebbe carattere cumulativo, portando l’umanità a stadi di vita sempre migliori, in uno sviluppo senza fine;
  2. politico-rivoluzionario: la tecnica sarebbe solo uno strumento di oppressione di una classe sociale sulle altre, a cui può opporsi solo un nuovo regime;
  3. critico-catastrofico: la tecnica avrebbe ormai irrimediabilmente compromesso l’uomo e l’ambiente e non potrà portare che alla totale alienazione.

Ciascuna interpretazione, pur estremizzato, coglie un aspetto reale. Così, la teoria del progresso indefinito è ampiamente smentita da molti problemi attuali, a quella politico- rivoluzionaria si può opporre l’osservazione che metodi violenti sostituiscono situazioni oppressive con altre situazioni oppressive, mentre quella critico-catastrofica non farebbe, di fatto, che sanzionare un fatalismo esasperato ed improduttivo.  Ciascuna delle tre interpretazioni, poi, sembra prescindere da ogni considerazione etica.

Aspetti etici

La ricerca scientifica, essendo, con Galileo, la lettura del grande libro della Natura, dal punto di vista etico, non è né buona, né cattiva: l’accettabilità o meno etica risiede nel modo in cui essa viene condotta. Ad esempio, una ricerca scientifica che comportasse il sacrificio di vite umane non sarebbe, ovviamente, accettabile.

Diverso è il discorso sulla tecnologia: essa aumenta il potere dell’uomo ed il potere è, per definizione, ambivalente. La tecnologia, infatti, può dare grandi vantaggi, ma, se va a finire in mani sbagliate, come, purtroppo, spesso accade, può dare luogo a guai seri.

Ecco la necessità di uno “strumento” etico.

Tecnologia: influenza sull’uomo

La tecnologia, se è realizzata e usata bene, può dare all’uomo grandi vantaggi. Ecco alcuni esempi di tecnologia buona, utilizzata (o realizzata) bene:

  • Macchine che lavorano per noi e così ci lasciano tempo disponibile per migliorarci culturalmente e spiritualmente.
  • Ausili biomedici che, soprattutto, in epoca di Covid, consentono di salvare molte vite umane.
  • Sistemi di telecomunicazione, come televisione e internet, che consentono di informarci in modo completo e corretto.
  • Sviluppo enorme della digitalizzazione, fondamentale in moltissimi aspetti della vita.

Ed ecco alcuni esempi di tecnologia buona utilizzata (o realizzata) male:

  • Macchine che lavorano per noi e così ci lasciano tempo disponibile per abbrutirci.
  • Ausili biomedici che, soprattutto, in epoca di Covid, non utilizzati o utilizzati in modo inefficiente, non hanno consentito di salvare molte vite umane.
  • Sistemi di telecomunicazione, come televisione e internet, che, presentando opinioni diverse e spesso contrastanti, hanno contribuito a creare confusione e disinformazione.
  • Sviluppo enorme della digitalizzazione che, portando, talora, alla delega acritica agli algoritmi può creare problemi non piccoli (si vedano gli arresti improvvisi della metropolitana di Milano avvenuti un paio di anni fa e dovuti, così è stato comunicato, ad un problema di software).

Tecnologia: influenza sull’ambiente

L’emergenza ambientale può essere definita come l’interferenza dannosa dei cicli artificiali con i cicli naturali. Questa definizione, in realtà, è solo di prima approssimazione, perché anche la natura, quando ci si mette, può inquinare notevolmente: basti pensare ai vulcani.

In relazione all’entità della zona a cui l’inquinamento si riferisce, le emergenze si distinguono in cosmiche (al di fuori della terra, come, ad esempio meteoriti e spazzatura spaziale), planetarie (di tutto il globo o di vaste zone di esso, come, ad esempio, l’effetto serra) e locali (concentrate in aree limitate, come, ad esempio, l’inquinamento in corrispondenza delle grandi città).

Alcuni aspetti dell’emergenza ambientale sono riconducibili ad acqua (protezione delle risorse  esistenti, riduzione degli sprechi, ricerca di nuove fonti di approvvigionamento, desalinizzazione ), a suolo (siccità, soprattutto in certe zone del pianeta, alluvioni, inquinamento, eventi catastrofici (terremoti, eruzioni, vulcaniche,…),  a cibo (produzione, conservazione, trasformazione, trasporto, riduzione degli sprechi) ed energia (produzione, trasporto, trasformazione, riduzione sprechi, ricerca nuove fonti(ad esempio, chimica, nucleare, biologica, eolica, solare, maree…).

Svolgendo ora alcune considerazioni sull’attività di produzione industriale, in passato il processo era aperto, cioè il prelievo dall’ambiente di energie e di materie prime corrispondeva ad una continua immissione di rifiuti nell’ambiente. Ci si è poi resi conto che un processo così configurato non avrebbe potuto andare avanti all’infinito. Da tale considerazione, scaturisce la necessità che il processo venga, il più possibile, chiuso. In tal modo, con tutta una serie di accorgimenti volti alla sostenibilità ambientale, si tende sia a ridurre l’impoverimento delle fonti di energia (ad esempio, sia con criteri di risparmio energetico, sia con il ricorso a fonti rinnovabili) e di materie prime (ad esempio con il recupero di prodotti dismessi), sia a ridurre l’accumulo di rifiuti (ad esempio, sempre con il recupero di prodotti dismessi, sotto forma di prodotti di livello inferiore, o di materiali, o di energia).

La figura 1 mostra una rappresentazione del ciclo di vita del prodotto industriale, proposta nella sua forma originale e semplificata [2].

La fase di produzione parte da un progetto e porta alla realizzazione di un prodotto, nella figura denominato “bene”. Esso, poi, deve essere distribuito, cioè portato a contatto con chi lo utilizzerà. A questo punto il prodotto inizierà la fase di utilizzazione, durante la quale esso svolgerà la funzione con le specifiche fissate dal progettista.

La fase di utilizzazione, lunga o breve, ha comunque un termine e, a questo punto, il prodotto, ormai divenuto un rifiuto fuori uso può venire eliminato e divenire “spazzatura”, oppure, in qualche modo recuperato e divenire una risorsa. Nel primo caso il ciclo è aperto e porta ad un impoverimento di energia e di materie prime e ad un accumulo di rifiuti: è il ciclo usato, come detto prima, in passato. Ora si cerca di chiudere il più possibile il ciclo, riducendo la quantità di rifiuti e trasformando in risorse la maggior parte di prodotti alla fine della fase di utilizzazione.

Fig. 1 Il ciclo del prodotto industriale nella sua configurazione originale e semplificata

Che fare, allora?

La soluzione sta nel grafico della figura 2 [3]. L’arco di iperbole rappresentata divide il piano cartesiano in due zone: quella superiore rappresenta la sostenibilità (e anche la sicurezza), mentre quella al disotto della curva è quella caratteristica della non sostenibilità (e, rispettivamente, della non sicurezza). Sostenibilità e sicurezza, quindi, sono caratterizzate da valori elevati delle variabili: esse sono lo sviluppo tecnologico (T) e lo sviluppo culturale (C), dove per cultura si intende un’integrazione di conoscenza (cioè informazioni) e di etica (cioè volontà di utilizzare le informazioni).

Fig. 2 L’iperbole della sostenibilità (e della sicurezza)

Ecco, allora, che gli scienziati approfondiscono sempre di più gli studi, acquisendo conoscenze sempre più profonde e mettendole “a disposizione” dei tecnici. I tecnici, allora, possono progettare, realizzare, gestire e, a fine vita utile, dismettere, prodotti tecnici sempre più volti alla sicurezza ed alla sostenibilità ambientale. E gli utenti di prodotti tecnici dovranno, nell’utilizzo, eticamente e culturalmente valido, dei prodotti stessi, tenere un comportamento volto sempre di più alla sicurezza ed all’ambiente.

Etica, cultura e sviluppo tecnologico sono quindi i tre “ingredienti” della sicurezza e della sostenibilità ambientale.

Si osservi che etica e cultura, da un lato, e sviluppo tecnologico, dall’altro, possono, fino ad un certo punto, compensarsi. Ad esempio, un guidatore molto preparato ed attento può compensare un’automobile “storica”, progettata con scarsi accorgimenti alla sicurezza ed all’ambiente. Questo guidatore saprà valutare le situazioni di pericolo, sarà attento alle regole della circolazione, conoscerà i limiti della vettura (ad esempio, in termini di frenatura e di tenuta di strada) e si regolerà di conseguenza. Viceversa una condotta di guida imprudente potrà, entro certi limiti, essere compensata da una vettura molto sofisticata che con i vari dispositivi elettronici, ad esempio, eviterà il bloccaggio delle ruote in frenata, controllerà la traiettoria, evitando gli sbandamenti, adeguerà la marcia al recepimento della segnaletica dematerializzata.

Le linee guida, quindi, sono riconducibili alle seguenti:

  1. sviluppo sempre più spinto della tecnologia, volto a realizzare prodotti che, anche, fino ad un certo punto, indipendentemente dal comportamento dell’utente, evitino situazioni di inquinamento e di pericolo;
  2. aumento della cultura scientifico-tecnica degli utenti dei prodotti tecnici, attraverso una adeguata formazione e divulgazione;
  3. aumento del comportamento etico degli utenti, ed anche dei tecnici, attraverso una adeguata educazione.

In relazione ai tre aspetti sopraelencati, ecco qualche spunto di attività che potrebbero essere di ispirazione per coinvolgere gli studenti. Ovviamente, i temi, a seconda del grado scolastico e della classe, avrebbero un approfondimento diverso.

a) Tecnologia

a.1) aprire un dibattito sull’evoluzione tecnologica, commentandone aspetti positivi e negativi sull’uomo e sull’ambiente;

a.2) individuare realizzazioni tecnologiche significative nelle varie epoche e commentarle, in relazione allo sviluppo culturale nelle rispettive epoche;

a.3) individuare qualche realizzazione tecnologica attuale e commentarne effetti positivi e negativi.

b) Etica

b.1) individuare esempi di comportamenti, a vari livelli, utili all’uomo e commentarli;

b.2) individuare esempi di comportamenti, a vari livelli, negativi per l’uomo e commentarli.

c) Formazione  

c.1) osservare quanti e quali sprechi di acqua vengono fatti ogni giorno in casa e pensare come ridurli, individuando comportamenti più etici e ipotizzando qualche accorgimento tecnologico adatto allo scopo;

c.2) osservare quanti e quali sprechi di cibo vengono fatti ogni giorno in casa e pensare a come ridurli, individuando comportamenti più etici e ipotizzando qualche accorgimento tecnologico adatto allo scopo;

c.3) osservare quanta spazzatura si vede ogni giorno abbandonata in strada e pensare come si potrebbe ridurla, individuando comportamenti etici e ipotizzando qualche accorgimento tecnologico;

c.4) nel percorso da casa a scuola, o viceversa, osservare quanto infrazioni e imprudenze  commesse da automobilisti, motociclisti, pedoni, ciclisti, guidatori di monopattini,…

Bibliografia

[1] card. Martini Intervento al Collegio degli Ingegneri di Milano 17.12.1985

[2] M.Asimov Introduction to design Prentice Hall 1962

[3] E,Manzini Design per la sostenibilità ambientale Zanichelli 2007

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